
Il nostro portale è felicissimo di ospitare Guido Farella, un pioniere della musica reggae in Italia. Nato nel 1956 a Torre del Greco vi ha abitato gran parte della sua vita, pur viaggiando in diverse parti d’Italia, d’Europa, Caraibi e Africa.
Dal 2007 vive nelle Marche, vicino ad Urbino, dove lavora principalmente nel campo della scultura artistica, dedicandosi nel contempo alla produzione dei suoi progetti musicali.
Noto come Ras Caleb tra i frequentatori del mondo Reggae/Rasta, Guido ha cominciato a produrre musica da autodidatta negli anni ‘80, dopo aver fondato il Kaya Club e abbracciato la Livity Rastafari.
Da allora scrive i suoi testi e arrangia i suoi brani anche collaborando con altri musicisti e cantanti – ad esempio Ras Hobo, Jaka, Jahmento, Dan I, Tommy Evok, Samay e svariate voci femminili – usando quasi esclusivamente la lingua italiana, perché gli permette di comunicare con maggiore autenticità ciò che ha da dire.
Le sue produzioni ‘homemade’ sono inevitabilmente essenziali, a volte scarne, quindi ancora aperte a ulteriori miglioramenti, ma presentano sempre contenuti di un certo spessore, legati all’attualità, alla sua vita sentimentale e alla militanza in Rastafari.
1. Con un abbraccio fraterno ti diamo il benvenuto sul nostro portale. Sappiamo che ci segui e ci fa molto piacere. Partiamo con la prima domanda: come hai conosciuto la musica reggae e cosa ti ha spinto a seguirla?
1. Innanzitutto grazie per l’ospitalità. Sento la vostra passione per il reggae e sono contento dell’attenzione che mi state dando.
Ho cominciato ad amare veramente il reggae dopo aver ballato durante tutto un concerto dei Cimarons, in Inghilterra. Parliamo del 1979.
Più che ‘seguirla’ l’ho sentita veramente mia quando, al ritorno da un viaggio ai Caraibi, ho iniziato a studiare e a suonare la batteria.
2. Essendo un veterano della musica reggae in Italia, quali erano le prime band o artisti che seguivi nel nostro paese?
2. Di nuovo, non mi sono mai sentito un ‘follower’ di qualcuno o di qualcosa.
Conoscevo più o meno tutti i gruppi italiani grazie al circuito delle varie fanzine come Rebel Soul, Ital Reggae, Rastasnob.
Ho avuto incontri personali con i Different Style (Bari), i Jah Children Family Band (Catania), gli Human Rights (Crotone), tutte nate nella prima ondata.
Poi c’erano le band del nord, un tantino più professionali, tra le quali preferivo i Radio Rebelde.
Devo citare anche gli Open Group di Trapani, che non hanno prodotto molto ma ne avrebbero avute le potenzialità.
3. Quale è stato il tuo primo brano, com’è nato? Ti sei ispirato a qualcuno o qualcosa in particolare?
3. Il brano si chiamava “Un Raggio Di Sole”, diventato poi “Nato Di Nuovo” quando l’ho inserito nel mio primo CD con lo stesso titolo prodotto nel 2010.
Nacque all’improvviso, una melodia dal profondo del mio cuore ed un testo che, nella prima versione, conteneva questa frase: L’America è degl’Indiani, l’Africa degli Africani, l’Italia agl’Italiani, Etiopia per i Rastafariani.
4. Tra i tuoi brani quale è quello più a tua immagine e somiglianza!
4. Sono tutti a ‘mia immagine e somiglianza’, perché in ognuno metto una parte di me, della mia storia, del mio vissuto Rasta. Della mia Livity insomma.
Se proprio devo eleggerne uno, scelgo “Kaya”, dal mio CD “Essere Rasta” del 2017.
5. Chi scrive e suona la musica dei tuoi brani?
5. Dei circa settanta brani fin qui pubblicati, una buona metà nascono come adattamenti di brani cantati da artisti giamaicani. Quindi devo agli autori originali tutti i crediti per le musiche.
Il resto dei brani sono scritti per la maggior parte da me. Per alcuni ho collaborato con altri autori o compositori, tra i quali Roberto Gervasi (Jahmento), Mariano Caiano (Ras Hobo), Francesco Castellucci (Dan I).
Per i miei arrangiamenti lavoro principalmente in midi, ma in più di un brano ho avuto il piacere di ospitare strumentisti ‘umani’. I testi, tranne rare eccezioni, sono tutti miei.
6. In tutti questi anni hai incontrato molti artisti; c’è qualcuno tra quelli con cui hai già collaborato col quale ti piacerebbe fare qualcosa di nuovo.
6. Sì, certo, con Ras Hobo e Jaka tra gli ‘anziani’ e con Sis. Ila tra i giovani.
Anche con Ras Tewelde mi piacerebbe iniziare una qualche collaborazione. Ha fatto poche cose in italiano, ma almeno ci ha provato, a differenza di altri che lo rifiutano totalmente.
7. Se ne avessi la possibilità, quale band italiana che ora non esiste più riporteresti su un palco?
7. La band originale di Marco Provvedi, aka Mukandi Lal, Rosario Casella e Francesco Camassa. Credo si chiamasse TuttiFrutti.
8. Secondo te cosa è cambiato in generale nella musica reggae in Italia dagli inizi anni ‘80 ad oggi?
8. A quei tempi c’era molto più dilettantismo ma si cercava l’originalità. Oggi si produce ad altissimo livello tecnico ma spesso si copiano stili e atteggiamenti non propri.
Le dance hall poi sono state monopolizzate dal genere Dub Step e dai suoi fruitori, spesso persone lontane anni luce dai valori originali della Roots Music.
9. Sei un seguace della cultura Rasta, come la vivi?
9. Per la terza volta devo contraddire una tua definizione.
Io non ‘seguo’ niente e nessuno. Sono a capo di me stesso e traccio la mia strada, soprattutto per quanto riguarda la militanza in Rastafari, che prima di essere cultura è una missione, un ministero educativo.
La vivo come un’opportunità di salvezza vera dalla schiavitù mentale nella quale Babylon vorrebbe tenerci, ognuno nel suo piccolo recinto di apparente libertà.
In ambito Rasta succedono cose strane, si trova di tutto, anche lupi travestiti da agnelli.
C’è da stare attenti agli affabulatori, ai mercanti nel Tempio, ai vampiri della buona fede altrui.
Molti dei miei punti di vista si trovano nero su bianco a questo link: (Clicca qui).
10. In questo periodo stai pubblicando, con uscite mensili su YouTube, il tuo ultimo album “Grazie Di Tutto”. Presentaci un po’ questo nuovo lavoro.
10. Sto lavorando ai brani di questo cd da sette anni. Prima in pre-produzione, con una serie di provini appena abbozzati, poi con versioni sempre più curate musicalmente e aggiornate nei testi.
Che dire? É un Ringraziamento sentito e profondo a tutto ciò che ha accompagnato la mia evoluzione in Rastafari, dai primi passi ad oggi.
In primo luogo a Lui, Sua Maestà Imperiale Haile Selassie Primo.
Poi a Bob Marley, la cui voce apre e chiude la sequenza dei brani, e a tutti gli altri artisti dai quali ho tratto ispirazione.
Infine, ma non con meno valore, a tutti i Fratelli e le Sorelle incontrate lungo la via, ai quali devo molto ma che non sempre ho onorato con comportamenti ineccepibili.
Time is the Master ed oggi posso dire di aver capito i miei errori. Per qualcuno, forse, è troppo tardi, ma non perdo la speranza di poter riallacciare relazioni e collaborazioni dettate dal comune desiderio di servire al meglio delle nostre capacità il primo obiettivo indicatoci dall’Imperatore: Organize and Centralize.
Chi fosse interessato ad ascoltare e/o scaricare i brani può farlo a questo link: (Clicca qui).
Il supporto CD sarà disponibile a fine anno.
Grazie di tutto!
(Sevejah / Servizio Stampa RitmoInLevare)
INFO E CONTATTI:
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Guido Farella / Ras Caleb – SoundCloud: (Clicca qui)
Guido Farella / Ras Caleb – Youtube: (Clicca qui)
Guido Farella / Ras Caleb – Bandcamp: (Clicca qui)




