
La guerra raccontata come normalità. L’assuefazione collettiva alla violenza. La propaganda che trasforma il conflitto in spettacolo quotidiano. Con il nuovo singolo “Girotondo della Guerra”, i Train To Roots tornano con un brano dal consueto tono diretto, che non lascia spazio a fraintendimenti sulla posizione della band, nota per i singoli di denuncia Gaza, Sardinia e Faida, tra gli altri.
La storica band reggae sarda affronta infatti senza filtri il clima culturale e mediatico che si è consolidato negli ultimi anni: una narrazione continua della guerra come condizione inevitabile, quasi ordinaria, dove il linguaggio delle armi ha sostituito quello della diplomazia.
“Girotondo della Guerra” nasce proprio da questa riflessione: da una parte la propaganda guerrafondaia che spinge le persone ad accettare il conflitto come qualcosa di normale, persino necessario; dall’altra l’apatia collettiva di una società ormai anestetizzata dalle immagini che scorrono sugli schermi ogni giorno.
Le guerre esistono sempre, ma oggi vengono vissute a distanza, filtrate dalla televisione e dai social, percepite come qualcosa di lontano. Il rischio è quello di perdere completamente la percezione reale dell’orrore, sostituendola con una cronaca continua che alimenta consenso, audience e interessi economici.
Musicalmente il brano – pubblicato da Roble Records – si muove su una potente base drum and bass, tesa e incalzante, che accompagna un testo duro e provocatorio.
All’interno del singolo spicca un coro di bambine presente nella parte finale: una scelta artistica fortemente simbolica. Le loro voci innocenti cantano “siamo tutti in guerra”, creando un contrasto emotivo fortissimo tra innocenza e brutalità, tra gioco e propaganda. Un’immagine sonora che rappresenta perfettamente il pericolo di considerare “normale” il tempo che stiamo vivendo.
Il singolo è stato registrato e mixato presso i Roble Factory Studios di Alghero.
Con “Girotondo della Guerra”, i Train To Roots scelgono di prendere nuovamente posizione, trasformando la musica in uno spazio di riflessione e denuncia, contro l’indifferenza e contro ogni normalizzazione della guerra.
DIGITAL STORE: (YouTube)
TESTO:
DIMMI
MA COME SIAM FINITI IN GUERRA
TI HANNO FATTO CREDERE CHE FOSSE BELLA
DIMMI
MA COME SIAM FINITI IN GUERRA
GIRO GIROTONDO TUTTI GIÙ PER TERRA
TUTTE LE PAURE CHE DIFFONDONO , TANTI STRATAGEMMI CHE CI INGANNANO
ANCORA INSISTONO,, ORA CI OFFENDONO, LA STORIA INVERTONO, LA FOLLA INCENDIANO
TUTTI QUEI PALETTI CHE ORA SALTANO, TUTTI QUEI DIRITTI CHE ORA NEGANO
TUTTI PER LA PACE MA CI MENANO, NON SI NASCONDONO MA CHE DIFENDONO
DIMMI
MA COME SIAM FINITI IN GUERRA
TI HANNO FATTO CREDERE CHE FOSSE BELLA
DIMMI
MA COME SIAM FINITI IN GUERRA
GIRO GIROTONDO TUTTI GIÙ PER TERRA
NO,NO,NO,NO,NO ANCORA DEU NO ABARRU MUDU
NO.NO.NO.NO,NO IS ARMAMENTOS IN SU CULU
NO,NO NON DDI OGAT FUEDDUS NISCIUNUS
E NON VA PER NIENTE BENE
NARAMI SA VIDA CANTU BALLIT PRO TIE
NARAMI DIADERUS CHI TI INTENDIS LIBERU
SCIDA DDE SU SONNU POI ARRESPUNDIMI SINTZERU
SEUS FADENDIDDU ABERU?
DIMMI
MA COME SIAM FINITI IN GUERRA
TI HANNO FATTO CREDERE CHE FOSSE BELLA
DIMMI
MA COME SIAM FINITI IN GUERRA
GIRO GIROTONDO TUTTI GIÙ PER TERRA
“giro girotondo
quanto è bello il mondo
casca giù la Terra
Siamo tutti in guerra”
TUTTE QUELLE VITE QUANTO VALGONO? TUTTE QUELLE BOMBE QUANTO COSTANO?
TUTTE LE PAURE TUTTE LE BUGIE, TUTTE LE PROMESSE E’ SOLO PROPAGANDA
TUTTI QUEI PILASTRI CHE ORA CROLLANO, TUTTE QUELLE SCUOLE CHE BOMBARDANO
TUTTE QUELLE REGOLE SI INFRANGONO, NON SI NASCONDONO, COSA DIFENDONO?
NO,NO,NO,NO,NO ANCORA DEU NO ABARRU MUDU
NO.NO.NO.NO,NO IS ARMAMENTOS IN SU CULU
NO,NO NON DDI OGAT FUEDDUS NISCIUNUS
E NON VA PER NIENTE BENE
NARAMI SA VIDA CANTU BALLIT PRO TIE
NARAMI DIADERUS CHI TI INTENDIS LIBERU
SCIDA DDE SU SONNU POI ARRESPUNDIMI SINTZERU
SEUS FADENDIDDU ABERU?
DIMMI
MA COME SIAM FINITI IN GUERRA
TI HANNO FATTO CREDERE CHE FOSSE BELLA
DIMMI
MA COME SIAM FINITI IN GUERRA
GIRO GIROTONDO TUTTI GIÙ PER TERRA
“giro girotondo
quanto è bello il mondo
casca giù la Terra
Siamo tutti in guerra”
CREDITI:
Musica e testi: Antonio Leardi, Simone Pireddu, Giampaolo Bolelli
Prodotto, registrato e mixato da Antonio Leardi al Roble Factory Studio
Video by Francesco Mura
Etichetta: Roble Records
Dopo l’uscita di “Girotondo della Guerra”, i Train To Roots proseguiranno il loro tour estivo:
31 maggio – Mortegliano (UD) – Reggae & Love / Festintenda
1 giugno – Bologna – DiMondi Festival
19 giugno – Porto Torres (SS) – Giornata del Rifugiato
20 giugno – Bergamo – NXT Festival
11 luglio – Marrubiu (OR) – Zural Park
13 agosto – TBA
29 agosto – Girasole (NU) – Gelisuli Reggae Festival
12 settembre – Capoterra (CA)
Roble Records
Roble Records è la naturale estensione dell’esperienza maturata da Roble Factory nel mondo della produzione creativa. L’etichetta discografica nasce da una comunità artistica basata sulla collaborazione e la sperimentazione nel campo della produzione musicale, della creazione di contenuti audiovisivi, del management, del branding, della distribuzione digitale e del booking.
BIOGRAFIA
Train To Roots
Nati in Sardegna nel 2004, i Train To Roots sono ormai da tempo una delle band più rinomate della scena reggae italiana e hanno conquistato il pubblico di centinaia di concerti in tutta Europa. Caratterizzati da una maturazione costante e da live esplosivi, nella loro discografia hanno mantenuto un mix particolare di stili e lingue, in cui trovano spazio le varie sfumature della musica giamaicana e della black music con testi impegnati e divertenti in italiano, sardo e inglese.
Iniziano il loro percorso con l’album di debutto omonimo Train To Roots (2005), a cui segue Terra e acqua (2008) con i featuring di Sargento Garcia e Ranking Joe, e che sarà rieditato nel 2009 con due bonus track, tra cui una collaborazione con Errol Bellot. Successivamente pubblicano Breathin’ faya (2011) e Growing (INRI, 2014) che segna un punto di svolta per la band che porta un nuovo modo di lavorare e introduce nuovi stili della musica nera.
Il quinto disco Home (INRI, 2016), distribuito globalmente attraverso VPAL Music, vede la partecipazione dei connazionali Clementino, Madh, Levante e Lion D, oltre agli spagnoli Aspencat e Auxili. Il loro sesto lavoro è Declaration N° 6, (INRI, 2017) composto da undici tracce inedite arricchite dalla preziosa partecipazione di Bunna, leader e voce degli Africa Unite, e del cantautore milanese Eugenio Finardi.
I Train To Roots in questi diciotto anni di carriera hanno incorporato alla loro musica numerosi elementi contemporanei e affrontato diversi cambiamenti in una crescita continua che nel 2019 li porta a indirizzare il treno nuovamente verso le radici in senso ampio, con un ritorno al roots reggae cantato in sardo e italiano, come si può ascoltare nel loro ultimo album Ancora Qui.
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