“Rido e piango che non si sa mai / Jannacci secondo noi” il nuovo disco della band: Arpioni

 

ARPIONI
“Rido e piango che non si sa mai / Jannacci secondo noi

Accidenti, che idea ci è mai venuta: un tributo a Jannacci Vincenzo, in arte Enzo Jannacci. Un pugliese nato a Milano, uno dei tanti che fecero la storia della canzone milanese, del cabaret, da quella irripetibile stagione degli anni sessanta in poi. Un uomo a metà, uno che raccontava degli esclusi, degli ultimi, che dava dignità perfino alla peggio sfiga. Uno che fino all’ultimo giorno stette dalla stessa parte, pieno dei dubbi e dei tremori psichici e fisici che solo una grande sensibilità, una intelligenza acuta e una curiosità intellettuale mai doma ti concedono.

Un repertorio immenso il suo. Dove metti le mani (e le orecchie) trovi piccoli grandi capolavori. Gioielli, pezzi unici, alcuni molto noti e diventati patrimonio nazionale, dei veri monumenti. Così per noi è stato difficile scegliere. Sarebbe stato il caso di fare una dispensa a puntate: disco uno, due, tre, quattro e così via. Invece abbiamo deciso di scegliere, immaginandoci dei brani rivoltati alla nostra maniera. Abbiamo cercato di inserire anche alcuni brani meno noti. Brani che ci fossero rimasti addosso. Nessuna razionalità, la rosa si è ristretta con naturalezza per arrivare alla selezione che vi presentiamo.

Sono passati dieci anni da quel ventinove Marzo 2013, quando Enzo se ne andò troppo presto. Dieci anni che non hanno fatto per nulla invecchiare il suo repertorio: al contrario il suo lascito è sempre più utile e prezioso oltreché attuale. In un mondo dove imperversano ancora la guerra, l’egoismo, l’individualismo, è bene ripristinare i fondameltali.

Speriamo di essere in molti in questo anno a tributare il dovuto a una figura essenziale della musica, forse troppo spesso considerato “solo” un cantautore “milanese”, un outsider mattacchione. Il suo modo di scrivere, la sua ironia, il suo nonsense dadaista e surrealista sono per noi una distesa di visioni che si stagliano all’orizzonte. La passione per le canzoni che si ricordino, per le melodie e per la qualità della musica, insieme a quella per le parole, per il loro senso e per il loro suono, che dire, noi la viviamo come una eredità, come una responsabilità. Tantissima attualità, nessun revival. Anzi una fonte di ispirazione per chi scrive oggi. E pure i personaggi di quel mondo scomparso narrati dal primo Jannacci, li rivediamo in tanti esclusi, tanti disperati, tanti uomini sbagliati. Insomma, dopo un anno da Les Jeux Sont Faits, come avevamo promesso, eccoci con una nuova proposta. Con il nostro umile ma sentito omaggio a un grande come Enzo, speriamo di farvi, as usual, ancora una volta, ballare e pensare.

E poi un giorno ci arriva una mail di Paolo Jannacci con quanto segue:

Cari Arpioni,
Ho ascoltato il vostro lavoro e sono molto felice dell’ attenzione che rivolgete verso il papà e verso la mia famiglia. Avete raccontato le nostre canzoni con una veste che, io e il papà, non avremmo mai immaginato di usare. (in effetti lo Ska non l’abbiamo mai capito più di tanto!)
Ma avete lavorato con tanta energia, forza vitale e inventiva. Tutto questo trapela e quindi complimenti.
Vi faccio un enorme in bocca al lupo e nel ringraziarvi ancora, vi abbraccio!
Paolo Jannacci
7 marzo 2023


TRACKLIST

Lato A
1. E la vita la vita
2. Il dritto
3. Io e te
4. L’artista
5. Pensare che
6. El me indiris
Lato B
7. Veronica
8. Rido
9. Il monumento
10. Secondo te che gusto c’è
11. Silvano
12. Per la moto non si da


DIGITAL STORE: (La versione digitale uscirà nel mese di Giugno.)


Scheda produzione

Titolo Album: RIDO E PIANGO CHE NON SI SA MAI – Jannacci secondo noi – n. cat. ARP04
Finito di registrare: marzo 2023 ℅ Studio Musicapericervello di Caravaggio, Bg
N° tracce: 12 – Tracklist: E la vita la vita, El me indiris, Il dritto, Il monumento, Io e te, L’artista, Pensare che, Per la moto non si da, Rido, Secondo te che gusto c’è, Silvano, Veronica.
Formazione: Stefano ‘Kino’ Ferri – Voce, Franco Scarpellini – Chitarra e cori, Francesco Puccianti – Basso, Andrea Locatelli – Tastiere, Alessandro Marzetti – Tromba e Flicorno, Andrea Ocera – Sax Tenore e Baritono, Giovanni Sgorbati – Trombone, Thomas Poletti – Batteria.
Hanno inoltre cantato, suonato e avuto una parte: Paolo Rossi in “El me indiris”; Elio Bif dei Pinguini Tattici Nucleari in “E la vita”; Riky Anelli cori, basso chitarra e tastiere, Paolo Parpaglione sax in “Per la moto non si da”; Lucio Corrente violoncello in “El me indiris”.
*Artwork: Cabot Cove di Carlo Capitanio
*Progetto ideato e prodotto da Stefano Kino Ferri e Franco Scarpellini
*Produzione in studio di Franco Scarpellini e Riky Anelli
*Missaggio e mastering Francesco Matano
*Con il supporto fattivo dell’Associazione Maite e Musicaperilcervello


Arpioni & Tucc Iinsem: EL ME INDIRIS / E LA VITA (45 giri) N° catalogo : ARP 05
“El me indiriss” tucc insem version : feat Paolo Rossi, Walter Leonardi, Flavio Pirini, Folco Orselli, Rafael Ghidoni, Germano Lanzoni, Marco Ripoldi, infine Lorenzo Monguzzi dei Mercanti Liquore;
Supporto di Milano 5.0 – Il terzo segreto di satira – I mercanti di liquore “E la vita” feat Elio Biffi dei PTN.


BIOGRAFIA

 

Attivi dal 1990, sono uno dei gruppi più longevi della scena ska italiana. Da subito molto attivi nei live, bisogna aspettare il 1995 perché il loro primo lavoro “Papalagi” veda la luce. Una formazione nata quasi per caso, come accadeva spesso allora, cresciuta e maturata calcando palchi e facendo strada, fra furgoni e accomodation di fortuna, lontano dai palchi mainstream, negli anni in cui la scena ska stava riprendendo spazio anche a livello internazionale.
Nacque così la collaborazione con Gridalo Forte Records, una label indipendente che fu uno dei piccoli miracoli della discografia di quegli anni.
Ogni disco prodotto fino al 2005 vede alternarsi formazioni differenti, e ogni formazione è stata determinante per caratterizzarne ed evolverne l’impronta. Così i suoni di Papalagi ( primo cd del 1994) che sanno ancora di anni ottanta non mettono in ombra la potenza di brani come “Oltre la Galera” o di “ Stranezze della vita”. Che dire poi della carica vitale di un disco come “In mezzo ai guai”, del 1998. Prodotto con la collaborazione di Kaki Arkarazo, producer basco, noto anche per essere chitarrista di band fondamentali come Kortatu e Negu Gorriak. Qui troviamo perle come” Insumision” e “Macchè Padania”. Nel disco convivono brani di sapore battagliero con brani festaioli, degni delle migliori sbicchierate fra amici, così come brani dai contenuti più riflessivi. Questa sarà una delle cifre stilistiche che caratterizzeranno sempre la band in tutta la sua produzione.
Registrato nell’estate 1999 ad Azkarate in Euskadi, “Un mondo in levare” è forse il disco della maturità. La band si rinchiude e vive per quindici giorni nello studio di Kaki Arkarazo ai piedi dei Pirenei lavorando praticamente 20 ore su 24 e rimaneggiando i brani preparati in sala prove e spesso già rodati nei concerti. Ne esce un lavoro armonico e con un filo preciso, assolutamente delizioso dal primo all’ultimo brano. Con brani suonati sempre in presa diretta e spesso: buona la prima! “Nuvoloni”, “Supera i confini” e cosi via. Ma pure quella “Monkey man in Mexico” che segnerà l’inizio della proficua collaborazione con Tonino Carotone, il musicista di Pamplona conosciuto proprio in quei giorni. Gli incontri sono tanti. Si sale sul palco in festival con nomi come Desmond Dekker, o come gli Skatalites e Laurel Aitken. Ma anche band come Malarians, Skalariak, Radici Nel Cemento e tante altre ancora. Ed è proprio chiacchierando con Laurel che nasce l’idea di un tour autoprodotto con i nostri a fare da backing band, tour che prenderà forma nel 2000. Tutte esperienze che fanno crescere sia la maturità, che la introiezione della cultura della musica in levare vecchia e nuova, da parte dei membri della band.
Nel frattempo l’estate del 2000 vede pure il lavoro come backing band di Tonino Carotone nella tournee del suo fortunato album di esordio, e saranno decine i concerti di quella stagione.
Nel 2001 sarà la volta di “Buona mista social ska”, considerato uno dei migliori dischi dello ska italiano. Un album di cover di alcune delle migliori canzoni di musica italiana degli anni cinquanta e sessanta del novecento. Le basi registrate a Roma, nello studio Diapason che fu di Piero Umiliani. Nove tracce, sempre in presa diretta e con una intenzione stilistica molto definita e brillante. Piccole perle che ancora oggi sono nelle playlist di molti appassionati di tutto il mondo. Brani impreziositi dalle numerose collaborazioni. Quella con Tonino Carotone in “Guarda che luna”, con Piluka Arranguren in “Parole Parole”, con Begona Bang Matu in “Figlio unico” e con Dupe Olojo Kosoko in “Canzone” Voci , mixaggio e master saranno realizzati ancora nel paese basco con Kaki Arkarazo.
Nel 2004 è la volta di “Malacabeza”, il loro disco con maggiore successo commerciale. La band si chiude in una casa tra le colline orobiche e per circa tre mesi lavora sodo, registrando, vagliando, costruendo collaborazioni e dando forma e contenuto ai brani, autoproducendoli di fatto, ma con la preziosa collaborazione di Alberto Bonardi, fonico eccelso, e dell’amico e produttore Claudio Ongaro, una vecchia conoscenza della scena indipendente italiana. Ancora Tonino e Piluka, ma poi Roy Paci, Valerio Mastandrea, e molti altri ancora, a impreziosire brani che sono ormai dei classici per gli amanti del genere e non solo. E poi la collaborazione con una persona speciale e unica, il cantautore romano Stefano Rosso, del quale (e col quale) la band interpreterà una versione de “Una storia disonesta”, eclettico inno antiproibizionista d’anté.
Sono anni pieni di impegni e soddisfazione, sia per la buona riuscita del disco, con la conseguente esecuzione radiofonica di molti brani anche su network nazionali, che per gli impegni live che si moltiplicano e che vedono date in tutta Europa. Nel 2008 la band sospende le attività. Passa qualche anno prima che Kino e Franco, che nel frattempo si erano dedicati anche ad altri progetti paralleli, decidano di ripartire. Così nel 2018 dopo una trentina di concerti esce una cover di “Should i stay or should i go” dei Clash. Inizialmente destinato a una compilation di tributo al punk, con la produzione di Walter Bonnot Buonanno, eclettico producer e musicista, il pezzo sarà accompagnato da un video dedicato al supporto di immigrati e rifugiati.
Nell’ aprile 2022 esce “Les Jeux Sont Faits”, dodici brani originali nati e realizzati nel periodo della pandemia. Ed escono anche tre video di brani presenti nel disco. La risposta all’isolamento e ai drammi contingenti che hanno colpito anche direttamente la band ha prodotto tantissime cose. Dopo lo sconforto la band riprende il lavoro. La ristampa in vinile di Buona Mista, un 45 con la versione de “Una storia disonesta” cantata con l’autore Stefano Rosso e un crowdfunding di successo che permette di finanziare le operazioni. Un stagione di ripartenza che dura ancora, con decine di concerti spesso sold out, con nuovi fans e tante emozioni.
E’ di questi giorni l’annuncio della prossima uscita di una raccolta di brani che omaggia Enzo Jannacci a dieci anni dalla sua scomparsa. Per ora solo un annuncio, si attendono news.


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