Nuovo album dei Road to Zion “The Monkey Temple”

Road to Zion

Dal 12 Aprile il nuovo album dei Road to Zion “The Monkey Temple”

È tempo di tirare le somme per i Road to Zion, gruppo Dub bresciano, nato e cresciuto al Cockroach. Dopo un anno e mezzo di duro lavoro in studio, fra composizione, registrazione, mixaggio etc. è tempo di The Monkey Temple, il secondo e nuovo album del gruppo. Un full length composto da 12 tracce per quasi un’ora di musica dub original. The Monkey Temple è un album che richiama alla memoria il dub più europeo come quello francese ed inglese, ma con le radici ben piantante nel terreno del dub più giamaicano e tradizionale.

PREVIEW DEL NUOVO ALBUM

Tracklist
Rain and Rhythm
Two Worlds
The Lost Planet
Dread Revolution
Biggest Criminal – feat. Fitta Warri
Nuh Politician People – feat. Fitta Warri
Anchor Roots
Sleepless
My Name is Archer
Brother and Chains
Hyper Dub
Outro

I Road to Zion, dal 12 Aprile, saranno su più di 30 digital store online fra i quali iTunes, Spotify, Google Music e molti altri ancora. sul Bandcamp della band, oltre alla versione stampate e digital del album, anche la versione dubplate del album.

Biografia

I Road to Zion sono un gruppo Dub / Reggae con base a Brescia. Fondati da Mekis, producer e speaker del gruppo, escono con il primo album omonimo ed autoprodotto nel settembre 2014, il tutto coronato da due video ufficiali e numerosi passaggi in tutte le principali dub radio europee. Con l’inserimento di Winston Cobe al basso e alla produzione, seguito da Davide Albrici al trombone, il progetto trova la sua forma ideale, arrivando ad aprile 2016 alla pubblicazione del secondo disco The Monkey Temple.
L’idea che sostiene il nuovo lavoro del trio è molto chiara: il loro è dub europeo, ispirato alla scena francese di gente come Panda Dub e Stand High Patrol, ma senza dimenticare le radici giamaicane del genere (e di quella terra meta annuale di pellegrinaggio da parte della band), mantenendo uno stile di produzione simile a quello dei grandi maestri come Mad Professor o Lee Perry.

Il sound di The Monkey Temple assorbe le citate influenze e le fa sue, tra batterie dancefloor, bassi potenti, percussioni etniche/orientaleggianti, linee melodiche di trombone ai limiti del blues e del jazz, ritmi in levare e sintetizzatori e delay e reverb che rendono il tutto decisamente più contaminato ed accessibile anche ai non cultori del genere.
La voce di Mekis, dubmaster e speaker del gruppo, non solo è un mezzo comunicativo per la band, ma diventa spesso un vero strumento musicale, dai tratti ritmici, con delay ossessivi e riverberi maestosi, prendendo spunto dalla scuola dub inglese. I testi parlano di viaggi mentali e spaziali vissuti in due luoghi diversi: nel tempio delle scimmie, con il re Archer (“My name is Archer” ad esempio) o nello spazio metafisico (vedi “The Lost Planet”); spazio anche per la ‘politica’ di “Dread revolution”, un invito ad una rivoluzione contro il moderno schiavismo ed il qualunquismo.

Da segnalare la prestigiosa partecipazione del MC giamaicano Fitta Warri (già al fianco di Zion Train e molti altri act europei) in ben due brani.


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